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C’era una volta…iI ”Motovelodromo Appio”
di Giuseppe D’Aversa

Alla confluenza con Via Genzano, quasi defilata tra le tante vie del quartiere, si trova “Via del Velodromo”, e probabilmente, pochi tra i nostri lettori ne conoscono le ragioni e la storia che hanno portato ad intitolarla così. Attraverso queste righe andremo a scoprire che, per quasi mezzo secolo e fino ai lontani anni ‘50, è esistito nella nostra zona il “Motovelodromo Appio”, chiamato più semplicemente “Il Velodromo”, e sorgeva, allora in aperta campagna, dove oggi c’è Piazza dei Castelli Romani, ovvero nello spazio attualmente compreso tra Via Albano e l’Oratorio S.Gaspare.

“Il Velodromo” fu un impianto sportivo importante per l’intera città al punto che “La Roma”, appena costituita nel 1927, e prima di trasferirsi successivamente al “mitico” Campo Testaccio, vi giocò nei primi due anni di vita (1927 / 1929) e proprio sul “nostro campo” esordì vincendo la prima partita della sua storia contro il Livorno. Racconta Lino Cascioli nel suo libro “Storia fotografica dell’A.S.Roma” lI 25 settembre 1927.. .diecimila spettatori affollarono il Motovelodromo Appio, percorrendo quattro chilometri a piedi, la distanza che separava cioè l’impianto dal capolinea di Porta S.Giovanni...”.

Seguirono anni gloriosi per il “Velodromo” e non fu solo calcio. Sulla pista a forma di ottovolante che cingeva il campo di gioco si svolgevano importanti manifestazioni di “ciclismo su pista” che richiamavano, accanto a grandi campioni dell’epoca quali Fausto Coppi e Poblet, una gran moltitudine di spettatori. Infine, nel corso dei ‘50, il “nostro Velodromo” vide sul suo campo le “gesta calcistiche” della squadra del “Chinotto Neri”, divenuta “Fedit” e poi ancora “Tevere Roma”. Fu la “Fedit” finalmente, dopo anni di vertice, che conquistò la promozione al Campionato Nazionale di Calcio di Serie C, e così al “Velodromo” scesero, accompagnate dai loro tifosi, squadre come il Foggia, il Catanzaro e la Salernitana. Ricordo ancora, io ragazzino, quel giorno che scese al Velodromo il Siena, guidato dall’allenatore Oronzo Pugliese che poi, a distanza di qualche anno si sarebbe seduto proprio sulla panchina della Roma. Furono anni belli e ancora importanti per il “nostro”, ma ormai la città stava avanzando e con essa prendevano forma le costruzioni e le vie adiacenti che man mano lo cingevano sempre più d’assedio e la sua “fine” divenne inevitabile quando, in l’occasione delle Olimpiadi di Roma ‘60, si decise di erigere un nuovo Velodromo nella zona dell’Eur.

Oggi il “nostro Velodromo”, che ha vissuto tanti momenti importanti di storia sportiva, è ricordato grazie all’esistenza di una via del quartiere intitolata a suo nome, ed ecco il perché di quella dedica, quanto al “nuovo” Velodromo dell’Eur che ha preso il suo posto peccato abbia vissuto una sola estate e forse nemmeno quella. Ma questa è un’altra storia.

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